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UNA SANTITÀ SPECIALE
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Don Alberione parla della vocazione in questo articolo pubblicato recentemente dalle Figlie di San Paolo (due volumi dell’Opera Omnia; anni 1929-1933). Dio destina l’anima ad una santità speciale. L’uomo deve conoscere la propria vocazione e corrispondere. La vita nostra se ne va un po’ ogni giorno; come spendiamo il restante di vita che il Signore ci dà? Il giudizio che il Signore farà della vita nostra ci aspetta, egli giudicherà come abbiamo speso i brevi giorni della vita. La vocazione si compone di due parti: 1) è scelta di uno stato in cui santificarsi; 2) è corrispondere, cioè arrivare davvero alla santità proposta. È specialmente della seconda che intendo parlare. Credete voi che sia tutto finito quando si è conosciuta la vocazione? Incomincia allora. Ci si mette sulla strada buona e questo è necessario, come per andare a Roma è necessario andare alla stazione, ma soprattutto bisogna camminare. Scelta la strada bisogna percorrerla, la scelta si fa in poco tempo, ma poi bisogna camminare. Perciò l’angelo diceva al Profeta: «Sei senza vigore, alzati, nutriti bene perché ti rimane da fare lunga strada». Cos’è la vocazione? È la destinazione di un’anima, che Dio fa, ad una santità speciale. Tutti sono chiamati al paradiso, ma alcuni in uno stato più elevato, quindi Dio li vuole più vicini anche sulla terra e li invita, con i consigli evangelici. Come si fa a conoscere se si ha questa destinazione? Dai segni perché tutta la volontà di Dio si conosce dai segni scritti, quali libri viventi, e dalle azioni. Quando dal camino esce del fumo si dice che in quella casa vi è il fuoco acceso; quando un’anima mostra una certa intelligenza (non è una buona donna, non una sempliciotta: i santi furono tutti semplici, ma non folli), un’intelligenza distinta nelle cose di Dio, questo è un segno. In secondo luogo, quando ha una volontà ferma, e non è una banderuola che tutti i momenti promette e manca e avrebbe bisogno di confessarsi tutti i giorni. E terzo, ha molta virtù, forza, gran cuore, cioè delicatezza, capisce il male del peccato, ama e tende alle cose di Dio, percepisce il prezzo delle anime, la necessità della meditazione, anima a cui non basta la Messa e Comunione quotidiana, ma vuole amare ancora la Visita, il raccoglimento, una vita |
che concentri tutto in Dio. I tre segni di vocazione sono dunque, intelligenza delle cose spirituali; fermezza per bontà di carattere o per virtù: pochi propositi, ma praticati, non parole, ma azioni; inclinazione alla pietà fino al raccoglimento, fino ad un abito speciale che è proprio degli eletti da Dio. Naturalmente questo fiore poi dev’essere posto in un vaso buono. Si mette forse il sangue di Gesù in un calice guasto? Ci vuole quindi anche una certa attitudine fisica. Alle volte quel dire: “Io mi sento la vocazione” conta ben poco. Tu manifesti uno dei segni che ci vuole anche, ma è solo uno dei tre: il giudizio poi sta al confessore per la parte interna, ai superiori per la parte esterna. Quando il giudizio è dato con ponderazione, Dio vuole che ascoltiamo e dà le grazie per correre su quella via. È di obbligo dunque per tutti, anche nel mondo, cercare di conoscere la propria vocazione. È molto pericoloso l’arrischiare di non corrispondere! Su un’altra strada come avresti pace, come avresti le grazie, come saresti tranquillo in punto di morte? Tutto questo riguarda il mettersi sulla buona strada; bisogna però anche percorrerla per arrivare a quel paradiso bello bello che ci aspetta. Tutti dobbiamo fermarci e domandarci: Corrispondo? Ho mantenuto i miei propositi fermi, fatti il giorno della scelta? Mi sono fermata, seduta, o sono andata avanti con coraggio, slancio e generosità? In quanti modi si può corrispondere? Secondo la tappa in cui si è: probandato, noviziato, voti annuali, voti perpetui; quindi ognuna guardi: la mia parte di strada l’ho fatta bene? Probandato è il tempo in cui voi provate se la vita vi va, e siete provate se avete forza, intelligenza, inclinazione per questa vita. Beato Giacomo Alberione |